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il manifesto
26 Marzo 2006
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La fusione fredda delle calotte
JACOPO PASOTTI
 
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CULTURA pagina 13

apertura

La fusione fredda delle calotte
Su «Science» uno studio sui ghiacciai. Il cambiamento del clima sta accelerando il loro scioglimento e un innalzamento del livello marino
JACOPO PASOTTI
Il collasso dei ghiacciai polari non è più una teoria, ma un fatto. E c'è dell'altro, infatti studi recenti dimostrano che le previsioni fatte fino ad ora erano ottimistiche. Le calotte polari si assottigliano ad un ritmo più elevato ed il livello marino aumenterà di più di quanto pensavamo. «Sulle coste vivono milioni di persone che ora sono a rischio a causa dell'aumento del livello marino», esordiscono gli autori di un rapporto appena pubblicato su Science. «Il nostro lavoro presume che i gas-serra in futuro crescano allo stesso ritmo attuale - spiega Jonathan Overpeck, della Università dell'Arizona e coautore di uno dei lavori appena pubblicati - una diminuzione dei gas-serra provocherà un rallentamento della fusione delle calotte, mentre un loro aumento porterà ad una accelerazione». Negli ultimi 100 anni il livello marino è aumentato globalmente di 1-2 millimetri all'anno. «Le previsioni valutavano la risalita nel 2100 tra 20 e 80 centimetri, ma si pensava ad un modesto contributo dalle calotte polari», sostiene Massimo Frezzotta, glaciologo dell'Enea, che aggiunge: «Questo dato è stato smentito nell'ultimi anni». Anche se la principale causa di ciò è l'aspansione termica degli oceani, ad una fusione dei ghiacciai più rapida seguirebbe una accelerazione nell'aumento del livello marino. «Per i politici, il messaggio inviato dagli scienziati è più chiaro che mai: il cambiamento climatico è reale e sta cambiando il mondo. Ora fate qualcosa voi», concludono gli editori di New Scientist, una nota rivista scientifica internazionale. La calda Groenlandia Ma di cosa trattano le nuove ricerche pubblicate su Science? Una di queste fa un salto di 130 mila anni nel passato. Risale ad allora infatti l'ultimo periodo con temperature marcatamente più alte di oggi. La calotta glaciale artica era ridotta, le foreste temperate coprivano ampie regioni in Russia ed in Nord America oggi prive di boschi, ed il mare era di quasi sei metri più alto. «In pochi millenni la maggior parte dei ghiacciai canadesi ed islandesi si dissolsero - dicono gli autori della ricerca, un gruppo appartenente a diverse università americane - la calotta groenlandese si ridusse ad un ripido ghiacciaio al centro della Groenlandia». I ricercatori hanno simulato il clima e l'estensione dei ghiacciai di 130 mila anni fa. Così hanno dimostrato che le latitudini nordiche erano assai più calde di oggi e che il parziale scioglimento della calotta artica contribuì, forse in pochi millenni, ad almeno due metri di aumento del livello marino. Gli stessi autori hanno poi confrontato le previsioni sul riscaldamento dei prossimi 100 anni con la simulazione del passato. Secondo loro tra meno di un secolo la temperatura terrestre sarà la stessa di 130mila anni fa. E la calotta Groenlandese fonderebbe a sufficienza per alzare il livello del mare di parecchi metri. E' difficile invece valutare quanto rapidamente potrebbe fondersi il ghiaccio antartico. Ma informazioni su questo fronte arrivano da un'altra ricerca, sempre su Science. Isabella Velicogna e John Whar, della Università del Colorado, hanno studiato i dati dai satelliti della Nasa ed hanno osservato che l'Antartide si sta rimpicciolendo. Fino ad ora il comportamento della calotta antartica era poco chiaro. «Il nostro è il primo lavoro che indica che la massa totale dell'Antartide è in declino», afferma Velicogna. E si parla di grosse cifre. Infatti l'Antartide perde 150 chilometri cubi di ghiaccio all'anno, una quantità pari a tre volte il lago di Garda in nord Italia. Infine, un altra ricerca affronta i terremoti glaciali. Ricercatori della Harvard University hanno registrato le onde sismiche prodotte dai ghiacciai che dalla calotta groenlandese scivolano verso l'oceano. L'acqua che fonde sulla superficie raggiunge attraverso un reticolo di fratture la base dei ghiacciai e ne favorisce lo scivolamento. Ora si è visto che c'è sempre più acqua a causa del riscaldamento globale e questo accentua lo scivolamento in quella che ormai viene definita «una corsa» verso l'oceano. Alcune scivolate improvvise dei ghiacciai polari fanno tremare i sismografi di mezzo mondo. I ricercatori hanno osservato che i terremoti sono aumentati negli ultimi tredici anni, ed il loro aumento segue quello della temperatura atmosferica. Insomma, contrariamente a quanto si pensava i ghiacciai polari reagiscono rapidamente al cambiamento globale. Una provetta chiamata terra Di fronte ad una sistema politico globale apparentemente sopito, la comunità scientifica punta ancora il dito contro i gas-serra. La Co2 in particolare, prodotta principalmente dai combustibili fossili, sarà presto triplicata rispetto a prima della rivoluzione industriale. «Penso che oramai siano chiari i segni dell'influenza dell'uomo sul clima - afferma Frezzotta - senza nessun cambiemento nell'uso dei combustibili fossili, i nostri figli e probabilmente anche noi potremmo vedere questo fantastico esperimento incontrollato nella provetta chiamata terra». Un esperimento planetario che non si può ripetere due volte e da cui tornare indietro potrebbe essere difficile, avvertono i ricercatori. Certo, tutti i calcoli sul futuro celano incertezze, e di questo gli scienziati sono coscienti. Comunque ora è chiaro che «le calotte polari hanno contribuito alla salita del livello marino di vari metri anche in seguito a modesti cambiamenti climatici», scrivono i ricercatori. Che non sia allora arrivato il momento di invertire la tendenza?
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